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lunedì 24 dicembre 2012

Considerazioni natalizie

A me non piace il Natale, lo dico subito. 

Ecco no, mi correggo: non mi piace il Natale lontano dalla mia famiglia!
Perché, vedete, per chi non lo sa, questo blog lo teniamo in due donne che più diverse non si può: Sara è la mamma di due piccole bimbe belle e brave (da oggi in poi le chiamerò le 3B), lei è sognatrice, romana, lavora in ufficio, sembra che abbia bisogno di una giornata di 45 ore, ha una sorella artista/scenografa (che dipinge da Dio!) e che del blog ci ha fatto il logo e farà le altre illustrazioni....
Io invece, sono Gabriela,
straniera, non ho figli ma sono sposata (eh, mica che continuo a vivere nel peccato, io!), ho i piedi ben piantati per terra, lavoro come traduttrice, ho una sorella, un fratello e CINQUE nipoti, che però sono tutti lontani...

Ed ecco perché, quando si avvicinano queste feste, divento una specie di Grinch extracomunitario... mi dà fastidio non poter fare dei regali ai miei nipoti, fare quelle corse assurde per cercare il meglio per loro, preparare grandi cene ed aspettare mezzanotte con i bimbi tutti eccitati che aspettano solo di aprire i duemilacinquecentoventisei regali.
Quella emozione mi manca, e non poco. Il mio paese è lontano (nel mitico Sudamerica) e non posso passare questi momenti con loro. Sì, quei momenti lì, che tanti invece odiano: la corsa ai regali, la 'magnata' pre-in-post Natale, la fatica di dover invitare la famiglia dello zio che non lo si vede mai, ma che (anche) quest'anno ci tocca sorbì con quei cugini adolescenti brufolosi... Lo stress delle feste, insomma. Ecco, quello lì, io non ce l'ho. E mi manca.

Ma c'è stata una cosa bella quando mi sono recata a comprare i regali per le figlie delle mie amiche (libri, of course). Ho provato un'emozione, una certa nostalgia positiva, un attimo di speranza, un 'non so che' che mi ha fatto sorridere. Perché mentre sceglievo i regali, ho pensato a loro: ai miei cinque nipoti. Al più grande che suona il corno francese (l'artista), alla 'regina' decenne (in piena crisi pre-adolescenziale), alla nipote 3B (che più buona non si può), alla penultima e all'ultimo che sono quasi contemporanei e che sembrano posseduti da qualche piccolo diavoletto quando sono insieme (los dos terremotos) e vi ho detto tutto.

Dunque sono felice di averlo fatto, perché il Grinch che si cela in me si è addormentato un pochino e mi ha fatto diventare la zia (nonpiùzitellagrazieadio) che sono, con tutti i benefici che si conseguono, cioè vivere con più serenità questo Natale. E per questo ringrazio le figlie delle mie amiche, perché quelle personcine lì, io non le ho partorite e non oso immaginare quello che significa un figlio, ma le sento vicino, gli voglio bene davvero e mi ricordano sempre che, malgrado la distanza, la famiglia c'è. Sempre.

Ci tenevo a scrivere questo post, non solo per provare malamente a descrivere un sentimento, ma anche per farci conoscere al meglio, perché dietro a questo blog c'è un sacco di lavoro e tante emozioni, sogni e prospettive. Siamo due donne in carne e ossa (e che carni, ragazzi! ;)) e ci teniamo davvero a che ci conosciate per quello che siamo.

NB: Mi scuso in anticipo per tutti gli errori che troverete in questo post. L'italiano l'ho imparato così, ascoltando, leggendo e buttandomi al buio più totale. Ma sono stata fortunata, credo...!










Gabriela

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